Ascoltare da Don Luigi Ciotti, Gian Carlo Caselli, Nando Dalla Chiesa, Franca Imbergamo, Carlo Lucarelli, Giovanni Impastato, Salvo Vitale e molti altri ciò che Peppino diceva, faceva e pensava è un espediente efficace e stimola l'immaginazione e l'immedesimazione, in buona sostanza emoziona. Del docu-film colpiscono molti passaggi nelle interviste e molteplici sono i temi su cui si è indotti maggiormente a riflettere.
Dalle parole di chi lo ha conosciuto viene fuori un ritratto complesso di Peppino, un intellettuale puro, sensibile, creativo e brillante che amava la bellezza e la verità e sognava un mondo migliore. Ma non era solo un idealista, egli aveva dato concretezza ai suoi sogni e si batteva per realizzarli. Non era facile negli anni di Peppino battersi contro la mafia. Non era facile a Cinisi. Non era facile provenendo da una famiglia in cui padre e zio erano mafiosi. Peppino, però, adolescente prende una decisione dalla quale non tornerà più indietro: rompe con il padre, con quell'ambiente omertoso e mafioso ma apparentemente ovattato e protettivo, con le sue stesse radici ma resta a Cinisi a combattere, ingaggia una lotta sottile, intelligente e costante ma dall'esito prevedibile contro il boss locale indagando e denunciando con l'unico strumento in grado di raggiungere le masse allora a disposizione: la radio. Peppino raccoglie materiale che i carabinieri porteranno via in addirittura dieci sacchi in un assurdo sequestro “informale” e di cui si perderà completamente ogni traccia. Peppino aveva scavato, aveva ricostruito connivenze e legami trasversali tra uomini della politica e delle istituzioni e di Cosa Nostra. Se è vero che tutti coloro che hanno favorito i depistaggi e gli insabbiamenti delle indagini hanno poi ricoperto posti di rilievo negli apparati statali, mentre tutti coloro che indagavano sono finiti uccisi, allora Peppino aveva davvero toccato dei gangli vitali per la stessa sussistenza della mafia e degli apparati politico-istituzionali.
Peppino amava il bello, la natura, la sua città; Peppino era nato e cresciuto con il mare negli occhi, nel cuore e nelle narici e chi vive al mare ben conosce quell'indescrivibile senso di libertà e di piccolezza dell'essere umano che trasmette. Peppino decide di opporsi alla mafia nel momento in cui comprende che la mafia non rispetta la natura. Ed è questa secondo me la vera lezione di Peppino: ognuno di noi deve trovare dentro di sé il suo punto di rottura … il momento in cui le illegalità e la criminalità diventano talmente insopportabili da renderti invivibile il presente; l'attimo in cui un personale valore viene scalfito, l'istante in cui ciò che avevamo ritenuto potesse convivere diventa antitetico e confligge con il nostro io più profondo sottraendoci proprio quello che credevamo desse, scatenando così la nostra indignazione e la nostra ribellione costruttiva. Fino ad allora è come se anche noi saltassimo in aria ogni giorno con le nostre idee e solo allora noi saremo uomini e donne veramente liberi e quanto maggiore sarà il numero di chi si rifiuta di accettare compromessi o anche di fingere di non vedere e non sapere, tanto minore sarà il costo che dovremo pagare. Isolare, denunciare, contrastare, oggi che abbiamo strumenti informatici veloci ed efficaci più di una radio, è più semplice di quanto lo sia stato per Peppino. Ed ecco la sua grande ed indiscussa attualità: Peppino anticipa di trent'anni il mondo utilizzando una satira dissacrante e coraggiosa attraverso un massmedia, rivolgendosi alla gente di ogni età e livello culturale, divulgando un servizio di informazione accessibile e comprensibile, ridicolizzando Cosa Nostra e i suoi rappresentanti e sminuendo così il loro potere e ledendo il rispetto preteso.
Ivan Vadori si è complimentato per la scelta coraggiosa di questa Amministrazione di tappezzare l'aula consiliare con il volto di Peppino Impastato e di rivolgersi ad un pubblico di giovanissimi (della stessa età in cui Peppino prese la decisione che gli costerà la vita) ma io credo che, più che un vanto per questa Amministrazione per aver inserito nel “Mese della Legalità” questo appuntamento, debba essere un'onta per le Amministrazioni che non lo fanno. Al regista vanno ancora i nostri complimenti e i ringraziamenti per l'onore che ci ha concesso di inserire Formia tra le tappe di questo tour che sta girando l'Europa e non solo. L'opera di sensibilizzazione per la formazione di una cultura della legalità, infatti, fino ad oggi delegata alle sole Associazioni locali antimafia, proseguirà a cura dell'Amministrazione che vuole affiancarsi ad esse e deve, anzi, assumere un ruolo primario in questo campo, avendo tra l'altro anticipato ciò che Don Ciotti ha chiesto e cioè che la giornata del 21 marzo diventi una commemorazione istituzionale.
Patrizia Menanno

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